Artisti MLB
Fil Rouge: il filo rosso dell’arte contemporanea a Ferrara

in concomitanza con la Giornata del Contemporaneo e in collaborazione con la Galleria Continua di San Gimignano


Punto di partenza della manifestazione ferrarese è la sinergia creatasi tra alcune delle realtà più dinamiche nella promozione del contemporaneo presenti in città, che partecipano all’evento unite nell’intento di allargare il numero dei fruitori di arte contemporanea a Ferrara.
Il titolo della manifestazione, Fil Rouge, sottolinea simbolicamente non solo il tema comune, ovvero l’uso del filo, del ricamo e del cucito nell’arte contemporanea internazionale, ma anche lo stretto legame tra i quattro spazi espositivi coinvolti.
Tra le opere in mostra alla MLB, gli abiti modificati dagli artisti del collettivo Airswap, il sutra metallico di Arianna Callegaro, gli arazzi su tessuto di Letizia Cariello, le provocatorie bambole cucite con tratti infantili di Erika Latini, le adolescenti autolesioniste di Ilaria Margutti, le mappe di città di Anila Rubiku, i materassi ricamati a forma di rosa di Ketty Tagliatti.


Airswap

abiti e oggetti modificati da un collettivo di artisti, 2006-2008

"Lascia in aeroporto una tua maglia o qualsiasi altro capo di abbigliamento: te ne daremo in cambio un altro, modificato da un artista locale, che ha lasciato a noi un altro viaggiatore": questo in sintesi quello che propone questo originale collettivo di artisti.
Airswap è una proposta d’intervento d’arte pubblica in zone aeroportuali e funge da espositore di valori creativi locali rivolti ad un pubblico internazionale. Esso consiste in un programma articolato su tre assi - database/ modifica / scambio - basato, nei suoi tratti essenziali, sulla partecipazione e sulla collaborazione tra tessuto culturale locale ed istituzioni pubbliche e/o private.

La dinamica ruota attorno a tre elementi principali: lo scambio, la post-produzione del vestito disponibile nel database Airswap, e la rimessa in circolazione del capo modificato, utile allo scambio. Mentre è all’interno dell’aeroporto il turista/viaggiatore visiona nel padiglione i capi, frutto dello scambio altrui e delle modifiche apportate dai creativi, ed effettua poi lo scambio, selezionando l’artefatto preferito e barattandolo con un proprio capo. I creativi del territorio coinvolto, intenzionati ad interagire con il progetto, consulteranno e modificheranno i capi donati che, una volta modificati, verranno rimessi in circolazione e destinati al circuito di scambio.

Il progetto Airswap nasce nel 2006 da un’idea di Arianna Callegaro allo scopo di investigare il rapporto che intercorre tra arte e moda, elaborando un sistema di partecipazione territoriale. Si è sviluppato nella sua grazie alla partecipazione di all’incirca 80 artisti internazionali. Il collettivo Airswap, composto da Arianna Callegaro, Luca Mazza, Silke De Vivo e Francesca Togni, nasce con l’esigenza di promuovere al meglio il progetto presso le istituzioni nazionali ed internazionali,, servendosi dell’esperienze specifiche dei membri che lo compongono. E’ esposto a Manifesta 7 (Rovereto 2008).


Arianna Callegaro

Metta l sutra, textile e pattern, 2008

"In quest’opera faccio chiaro riferimento ai fatti accaduti in Birmania, alle proteste iniziate il 18 settembre 2007 e alle pratiche di dissenso civile e del rifiuto delle armi. Colpiscono e commuovono le immagini dei monaci inermi, vestiti d’amaranto e zafferano, che sfilano sfidando i manganelli, la galera e le pallottole di una delle dittature più ottuse e corrotte.

Il tessuto rosso che ho utilizzato richiama, nel colore e nella consistenza, quello indossato dai monaci. La texture in rilievo composta dagli spilli traccia l’onda sonora del canto: ciascuna riga rappresenta un metta completo e le righe ripetute richiamano il valore di moltitudine tipico del buddismo.

L’utilizzo di un elemento come gli spilli è una chiara analogia della violenza fisica subita negli scontri e del metallo delle armi utilizzate, e una metafora dell’intoccabilità del canto e della preghiera. L’opera è installata alla parete con un filo, come le tante preghiere in tessuto appese da una casa all’altra o da un albero all’altro.

Mostre principali: Nata a Padova nel 1978, vive e lavora tra Padova e Venezia. Ha esposto a Manifesta 7 (Rovereto 2008) e alla Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia, 2007). E’ vincitrice del premio Pagine Bianche d’autore regione Veneto 2007.


Letizia Cariello

Trampolino, penna su tela, filo rosso, 2004
Vasche, penna su tela, filo rosso, 2004

Courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin

"Gli arazzi sono disegni su tessuto completati da ricami con filo, spesso rosso, ma anche bianco o nero. Per realizzarli non compro mai stoffe nuove e non le taglio in misure predestinate a tavolino. Uso sempre oggetti tessili preesistenti.
Questi per esempio in origine erano due tende provenienti da una casa di montagna dimessa. Le misure sono quelle delle finestre engandinesi.


Nella serie degli arazzi si trovano anche federe di cuscini, lenzuola, tovaglie, strofinacci, camicie da notte o vestitini da bambino.
Mi interessano i tessuti in qualità di "sindoni", dotate di una vita precedente il momento in cui le riutilizzo facendone dei lavori. Magari recano tracce del polline dell’aria in cui sono state, della polvere della casa che le custodiva, del sonno delle persone che vi hanno dormito sopra.

I disegni sono sempre a penna, non li preparo mai a matita prima di lavorare: sono in presa diretta perché presentificano le immagini che io proietto sugli schermi bianchi rappresentati dai tessuti che trovo. Dunque devo essere decisa. Il disegno è veloce e rischioso. Il ricamo invece è lento: sono tanti puntini a punto pieno. Il ricamo mi dà la possibilità di passare del tempo con l’immagine proiettata, di acquisirla e metabolizzarla.

Mostre principali: Nata a Copparo (Ferrara) nel 1965, vive e lavora a Milano e a Pontresina (CH). Nata a Copparo, Ferrara, vive e lavora a Milano e a Pontresina (CH). Insegna Tecniche delle Arti Performative all’Accademia di Belle Arti di Brera (biennio Specialistico in Terapeutica Artistica). E' rappresentata da Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin.
Tra le mostre principali: La sostenibile leggerezza dell’essere - la metafora dello spazio, Palazzo Pesaro Papafava, 11th Biennale Internazionale di Architettura, Venezia; Italianamente, UKS, Oslo (2003); Le opere e i giorni, Certosa di San Lorenzo, Padula (2002); ExIt. Nuove geografie della creatività italiana, Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2002); De Gustibus. Collezione privata Italia, Palazzo delle Papesse, Siena (2002); Border Sories, IX Biennale Internazionale di Fotografia, Palazzo Bricherasio, Torino (2002); Atlantide. Letizia Cariello: io, Caterina, Palazzo delle Papesse, Siena (2001).


Erika Latini

"Non posso fare a meno di te", filo di cotone su tela (8 elementi), 2008
"Chiamami Biancaneve", acrilico e filo di cotone su tela, 2008

"L’immaginario presentato dall’autrice rimanda prepotentemente al mondo della fiaba ma altresì vuole accertare come tale ambito non abbia più ragione d’essere nel mondo adulto se non stravolgendolo con personalità. Ecco quindi che una icona dell’infanzia, Biancaneve, appare perdere ogni candore stereotipato per rappresentarsi in modo ben più complesso e ammaliante. Non mancano riferimenti al mondo dell’adolescenza attuale, sempre più un ibrido che tenta di sfondare ogni rimembranza di una normale crescita umana. Questo fascino, espresso attraverso diversificati atteggiamenti o accessori, rimane come carica inesplosa. Troppo giovani per essere pienamente donne, queste ragazze sondano visivamente gli anni più complessi del loro vivere, esprimendo una bellezza acerba che si abbiglia di maturità. La loro verde età diventa perciò come uno schermo che impedisce una loro rivelazione più piena.

Stefano Taddei


Scrive l’artista:
"La mia ricerca parte dalla memoria, dai ricordi delle piccole cose, dalle sensazioni, dagli odori dell’infanzia. L’ingenuità che si perde inevitabilmente con il crescere, il disincanto.
Esprimo attraverso la figurazione esili segni spontanei e immediati che vengono a volte "deformati", a volte "cancellati", a volte scarabocchiati per sottolineare la distanza, il tempo trascorso. Il ricamo diventa necessario, mi aiuta a riflettere
, a scandire con più lucidità i frammenti di ricordi, le reminescenze che affiorano.
Il segno ictico e il ricamo lento, trovano così un compromesso intrecciando nuove forme."

Mostre principali: Nata nel 1975 in provincia di Ancona, vive e lavora a Ferrara. Numerose le mostre e i concorsi che l'hanno vista partecipe; ha esposto al Festival Internazionale di arte contemporanea di Praga nel 2008. Collabora con diverse gallerie, tra cui la MLB Maria Livia Brunelli gallery. E’ stata selezionata al Premio Celeste nel 2007.


Ilaria Margutti

Mend of me, ricamo su tela, 2008

Mend of me è un progetto nato da un incontro con una ricamatrice. Lei mi ha insegnato a ricamare facendomi avvicinare al mondo in cui si immergono le ricamatrici durante i lunghi silenzi nei tempi in cui il lavoro si compie. È stato questo processo costruttivo che mi ha affascinata. Ricamare è un impegno lungo e paziente, dove gli errori spesso costringono a disfare ore di lavoro per poi ricominciare. Solo avvicinandosi alle mie opere, si coglie con sorpresa che sotto non c’è disegno: la figura si costruisce esclusivamente attraverso le linee del ricamo.

Lentamente appare una forma, un frammento alla volta, punto per punto: non è mai possibile vedere il risultato per intero durante la sua evoluzione, perché tutto deve essere accolto fra le mani a un palmo dagli occhi.
Il ricamo è femmineo.

In questi lavori la donna costruisce se stessa, le proprie aspettative, il proprio corpo, il senso della propria esistenza. Tale costruzione non può essere indolore. L’uso dell’ago spiega e accompagna la trasformazione che sta avvenendo, è l’arma che ferisce, ma è anche il mezzo necessario a far sì che il processo di trasformazione avvenga. L’ago ferisce la carne, ma allo stesso tempo rammenda e trasforma la figura, un punto alla volta. La sedia è il luogo dove tutto si compie, intrappolata nella rete delle aspettative.

Mostre principali: Nata a Modena nel , vive e lavora a Sansepolcro(Arezzo).Collabora con la galleria Janinebeangallery di Berlino, dove ha esposto nella mostra Sleeping and Shining insieme a Claudio Balestracci (2007, a cura di Janine Biermann e Maria Livia Brunelli). Con i lavori realizzati a ricamo nel 2008 è arrivata tra i finalisti ai premi Arte Mondadori (Milano), Arte Laguna (Venezia), Embrodery Guild, Birmingham (UK).


Anila Rubiku

Getting lost in Venice it’s wonderful, carta ricamata e perforata, 2006

"Venezia, città che amo e in cui amo perdermi..
Where do you really want to go?
You know where you are leaving from, but not where you’re going to!
Hang on... I’ve already been down here!
Oops, I should have crossed that bridge when I saw it...
It’s like a Maze, where the hell am I ?!
Hey, you’re in the right place at the right moment.
I love this city but always forget how far it is from one place to the next.
Get some champagne and when you arrive celebrate with a stranger!

How come a little bottle of water costs so much in this city?
Because it’s built on water and you have to pay the price
Because we are in Venice and it’s unique!

Sooner or later you’ll reach the destination, but was this where you really wanted to go?
Reading these signs "Alla ferrovia" makes my neck ache!
Enjoy Venice. The station is still far!
Thought you got there? Well I’m here but where are you?

I veneziani si sentono soli. Tutti rivolgono loro la parola solo per secondi fini.

Tell a Venetian -I don’t want to know the price of these masks, I only want to know "How are you today?"
Go into a shop and beg a Venetian to ask "How are you?"
If you found more to remember then to forget, then you may leave!
Remember, you are not in Venice for a long time. Enjoy the walk!
Leave all your memories here, they’ll be in good company.

Non volevo scrivere una spiegazione ma delle domande e delle risposte, come se fosse una voce che ti accompagna nelle calli di Venezia".

Anila Rubiku


Mostre principali: Nata a Durres (Albania) nel 1970, vive e lavora a Milano. Tra le mostre più importanti si segnalano: Panoramic Landscapes, Herzliya Museum Israele (a cura di Dalia Levin); The 16 Ways, Galleria Braverman By Art Projects. Tel Aviv, Israele; Mediations Biennale. Un voyage sentimentale 1st Potsdam Biennial, Polonia ; La sostenibile leggerezza dell’essere - la metafora dello spazio, Palazzo Pesaro Papafava, 11th Biennale Internazionale di Architettura, Venezia; Women’s Images/Frauenbilder, Kunsthalle Lingen, Germania(a cura di Dr. Heiner Schepers); The thread as the line: Contemporary sewn art, Ellipse Arts Center, Arlington, Virginia, USA (a cura di Cynthia Connolly); Micro Narratives, Museo di Sant Etiene, Francia (a cura di Lorand Hegyi).


Ketty Tagliatti

Dal mio giardino, ricamo su tela trapuntata dipinta a mano, 2008

Il giardino e il prendersi cura di questo, coltivandolo e dividendolo in spazi da attraversare quotidianamente nell'isolamento di una vita appartata, costituisce il materiale del mio lavoro di artista, pur rimanendo coerentemente legata al disegno dal vero e al suo originario senso esistenziale. Ecco il perchè della rosa.

Pittura imbottita, trapuntata, e per la prima volta forse scultura, difficile da collocare. Non si fa riconoscere, non so quale posto occupi e porta certamente con sé il gene scenografico della scatola teatrale, con le sue metafore e l'ambiguità tra la rappresentazione dell'oggetto e la visione bidimensionale di questo.

L'improvvisa esigenza di fisicità è sicuramente legata alla fatica del fare come terapia dell'essere, un abbracciarsi in un lavoro corpo a corpo; la materia è densa e grossa da attraversare da parte a parte con l'ago lunghissimo, e la penetrazione è faticosa ed incerta. Bisogna ricostruire, ricucendo i due versanti, le due identità: il sopra e il sotto, l'altra faccia del materasso.

Mostre principali: Nata a Ferrara nel 1955, dove vive e lavora. Nel 2001 è selezionata per la mostra Figure del Novecento 2 Oltre l'Accademia di Belle Arti di Bologna; dopo una collaborazione con Studio La Città, nel 2003 inaugura la personale "Alma Mater" alla galleria G7 di Bologna: è la prima mostra di un ciclo dedicato alla terra dal carattere diaristico, che ha l'intento di accentuare e rallentare il tempo del fare arte. Negli ultimi anni collabora con la Fondazione Gianfranco Zappettini di Chiavari e le gallerie Giraldi di Livorno, Plurima di Udine, Maria Cilena di Milano, il Chiostro Saronno di Saronno, MLB Maria Livia Brunelli Gallery di Ferrara.



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