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Ferrara, 10 febbraio 2012

"Sono convinta che il mondo dell’arte sia in una fase di svolta, che siano formule vecchie sia quella della galleria-negozio fredda e asettica, sia quella del carrozzone fieristico. Bisogna sperimentare nuove strategie, ora che ci sono sempre meno risorse. Alla crisi, occorre rispondere con intuizioni nuove.

Sono diventata gallerista (ma una gallerista anomala) perché, quando andavo alle mostre in certe gallerie con mio ragazzo o mia sorella, che non appartenevano al mondo dell’arte, mi arrabbiavo: nessuno cercava di coinvolgerli, alle inaugurazioni non si capiva nemmeno chi era l’artista e nessuno diceva una parola per avvicinare le persone a opere spesso incomprensibili. Così, dopo aver lavorato con Bonami e Danilo Eccher, avendo scarse risorse economiche ma una sconfinata passione per l’arte contemporanea, ho deciso di aprire una casa-galleria, collegandomi a una serie di curatori (in verità quasi tutte curatrici) sparsi per il mondo.

In Italia le case-gallerie, o home galleries, gallerie d'arte nate tra le mura di case, appartamenti e studi privati, per volontà di artisti, galleristi o mecenati, sono rare, ma all’estero come sai sono molto diffuse. Avevo già provato l’esperienza di fare, di una casa, una casa-galleria durante gli anni dell’università a Bologna, tra il 1999 e il 2011, installando nei lunghi corridoi dell’appartamento in cui vivevo con le amiche opere d’arte degli studenti dell'Accademia di Bologna, in occasione di ArteFiera.

Come si fa a scoprirci? Spesso la scoperta dello spazio avviene per caso, grazie alla due lanterne che illuminano la porta d’ingresso del palazzo della galleria. Chi entra esce con la soddisfazione di avere scoperto uno spazio speciale, da raccontare agli amici. Il passaparola si dimostra vincente, alle persone piace sostare in questo spazio informale e accogliente.

Così si crea una fidelizzazione del visitatore, che si appassiona allo spazio e lo segue nel tempo. Da qualche anno ho coinvolto nella galleria anche mia sorella: da sempre appassionata di cucina, realizza piccoli capolavori culinari ispirati alle opere esposte, un finger food sempre nuovo che mette a punto dopo lunghi colloqui con l’artista.

La ricetta che proponiamo noi fa parte di un trend molto attuale, e punta sul coinvolgimento di un pubblico di non addetti ai lavori: vedere l’assicuratore che lavora nel palazzo di fronte colloquiare con il grande artista giapponese o californiano ospitato dalla MLB, è una bella soddisfazione. Insomma, la nostra è un po’ una missione, il tentativo di avvicinare all’arte anche i non addetti ai lavori. Siamo una associazione con partita IVA, quindi se c’è qualcuno interessato all’acquisto delle opere, lo mettiamo in contatto direttamente con l’artista. Organizziamo per i soci eventi speciali e visite guidate alle mostre e alle fiere più importanti. Abbiamo spesso il sostengo di sponsor per i progetti più grandi e siamo local ma anche global, perché siamo convinti che mai come ora ci sia bisogno di sinergie e di collaborazioni. Ci muove sicuramente un grande passione, una costante aspirazione alla qualità e un certo spirito etico, con il quale speriamo di contagiare sempre più persone".



Ferrara,10th February 2012

I think the art world is changing: both the cold and aseptic gallery-shop and the big expo caravan are nowadays old experiments. We have to find new strategies, especially now that resources are becoming scarcer day by day. We need to come out with new intuitions to respond to this crisis.

I turned art gallery manager (although a peculiar one) because when I used to go to gallery exhibits with my boyfriend or my sister, who knew nothing about art, I felt as if nobody cared about involving them. Even during inaugurations I found out it was common not to have it clear who the artist on show was and the worst thing was that no staff member would even say a word to try and attract people's interest towards often incomprehensible works of art. This is why, after having collaborated with Bonami and Danilo Eccher, knowing myself as being richly passionate about contemporary art, but poor in economic resources I decided to open a home-gallery linking up to many (mostly female) curators working from various locations around the world.

In Italy home galleries, that is art galleries hosted in private spaces (houses, apartments and studios), born through the will of artists, gallery owners or patrons, are not common, while they are very popular abroad. I had already experienced running a home-gallery during my university years in Bologna, between 1999 and 2011, when I used to display the artworks by students of the Fine Arts' Academy of Bologna in the long corridor walls of the apartment I shared with my friends, while ArteFiera was on.

How do you discover our home gallery? It is often a chance encounter, mainly thanks to the two lanterns always lit at the front door of the building, facing the street. Whoever comes in, always leaves satisfied for having discovered a special place worthy of telling friends. Word of mouth has so far proved successful; people adore resting in this welcoming informal space.

This way we build a strong relationship with our visitors. They become passionate about the place and follow its developments through time. For some years now I have been involving my sister who is very keen on cooking: she has a fine art for creating small culinary masterpieces inspired by the artworks on display, a finger food concept she develops after long interviews with the artists.

Our recipe can be read within a very trendy formula nowadays, focusing on involving an audience of art inexperts: watching the insurance specialist who works across the street chatting to the well-known Japanese or Californian artist whose work is hosted at MLB is indeed to us a big satisfaction. Ours is a sort of mission: an attempt to bring art closer to outsiders. We are an association with a VAT number so if anyone is interested in purchasing any of of the works of art in the gallery we put him in contact with the artist. We organize special events and guided tours of exhibits and local trade fairs for members of our association. We are often supported by sponsors on our larger projects, we are local but also global because we are firmly convinced that never more than now it is necessary to create new synergies and collaborations. A great passion is what keeps us moving, a constant desire for better quality and ethics which we hope will help us to influence an increasing number of people. "



Maria Livia Brunelli